Alone in Wonderland

Alone in Wonderland

(ENG) Invaded by advertising we move into a world of images. Even the truth isn’t the truth unless it has gone through images. You just have to think about news on TV, unless we see it we won’t believe it. Is there anything in today’s world not captured by images?

Taken by this stressful needs, humans discover themselves only through billboards, street signs, speakers and TV screens. They find themselves responding to other people same stressful needs, obeying the same rules and recording the same messages. They find themselves dramatically to *do as others, to be themselves*, as writes Auge’.

However yet others bother them, with their own space, their own voice and their own smell. They sit far enough from everybody else on a subway and on a bus. They walk without paying attention to anything. They wait for a train in places where there are fewer people. They listen to music with increasingly large and hermetic headphones just to not feel the presence of others.

Inhabitants of a *no-place* wants to get rid of people around them, they retreat in the virtual community talking with elsewhere. They try to project themselves into the exotic trip advertised in posters or into successful people wearing labelled clothing.

Humans become outsiders, finally they are alone and live an unusual experience, where the line between real and surreal becomes thinner. And that’s where they wait, lonely, and the White Rabbit comes to get them.

(ITA) Invasi dalle pubblicità ci muoviamo in un mondo fatto di immagini. Anche la verità non è verità se prima non è passata dall’immagine. Basti pensare ai telegiornali, se non vediamo, non crediamo. Esiste qualcosa nel mondo attuale se non passa dall’immagine?

Assalito da tutte queste sollecitazioni, l’uomo sperimenta l’incontro con se stesso solo attraverso i manifesti pubblicitari, cartelli stradali, altoparlanti, schermi televisivi. Egli risponde alle stesse sollecitazioni degli altri, obbedisce alle stesse regole e registra gli stessi messaggi. Si ritrova drammaticamente a “fare come gli altri per essere se stesso”, come scrive Augè.

Eppure l’altro lo disturba, con il proprio spazio, la propria voce e il proprio odore. Si siede a debita distanza da tutti nella metropolitana e sull’autobus. Cammina con lo sguardo fisso ignorando qualsiasi cosa. Aspetta il treno nel punto con meno persone. Ascolta musica con cuffie sempre più grandi ed ermetiche per non avvertire la presenza degli altri.

L’abitante del nonluogo vuole liberarsi della gente che lo circonda, si rifugia nella virtual-community comunicando con l’altrove. Cerca di proiettarsi nel viaggio esotico pubblicizzato nei manifesti o nella persona di successo che indossa l’abito firmato.

L’uomo si estranea, rimane finalmente solo e vive un’esperienza insolita, dove il confine tra reale e surreale si fa’ più sottile. Dove aspetta, solitario, che il Bianconiglio lo venga a prendere.

Giordano Marconcini